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Argomenti Salute e Sicurezza 10/16: stress lavoro-correlato linee d’indirizzo regionali - la riunione periodica e il convegno del 29.6 - ricorsi avversi al giudizio medico competente.

 

    Vivere secondo giustizia non solo è corretto,
    ma anche conveniente per il presente e per il futuro.
                            Isocrate


Per gli studenti del classico questo è stato il testo della seconda prova di esame alla maturità.
Per i rappresentanti dei lavoratori per la salute e sicurezza questo è il concetto che devono far comprendere tutti i giorni a non pochi datori di lavoro e dirigenti e a volte anche ad alcuni lavoratori.

Quando un RLS o un lavoratore legge con attenzione il Testo Unico sulla sicurezza D.Lgvo 81/08 o l’art. 2087 del codice civile: “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.” non può far meno di porsi una domanda, ma la mia azienda tiene conto di queste norme?

La risposta, spesso, è che ciò non avviene, anzi in molti casi la funzione del RLS non è considerata. Per far sì che ciò avvenga occorre che si migliori quella che è conoscenza e la capacità d’intervento da parte dei RLS.
La riunione periodica è uno dei momenti in cui e possibile quantomeno avere un colloquio con le altre figure della sicurezza aziendale e con il datore di lavoro. Per questo è importante che la stessa riunione si svolga in modo corretto e affronti tutti i temi che la legge prevede siano affrontati.

In allegato trovate le slide dell’intervento sulla gestione della riunione periodica tenuto dalla Dott.ssa Tiziana Vai, al seminario tenuto presso la casa dei RLS il 29 giugno scorso a Milano.
Sul sito troverete tutto il materiale dell’iniziativa.

 

LINEE D’INDIRIZZO SU STRESS LAVORO CORRELATO

DELLA REGIONE LOMBARDIA

 Dopo circa un anno e mezzo di lavoro svolto all’interno del Laboratorio professionale stress-lavoro correlato, fatto di piccoli passi e grandi attenzioni tattiche, abbiamo condiviso una Linea di Indirizzo riguardante “La consultazione del RLS nella Valutazione e Gestione del rischio stress in ambiente di lavoro”.

La Linea di Indirizzo rappresenta il punto più avanzato del coinvolgimento del RLS nel processo di valutazione del rischio stress. Il documento è uno strumento snello al servizio del Rappresentante dei Lavoratori per la sicurezza e del datore di lavoro per concorrere ad una buona partecipazione alla valutazione e gestione del rischio stress-lavoro correlato.

In allegato trovate il testo che può esservi utile nel sollecitare datori di lavoro, medici competenti e rspp affinché la consultazione e il coinvolgimento dei RLS nella valutazione del rischio stress siano effettivi.

Mentre la regione Lombardia emana norme che invitano le aziende a coinvolgere gli RLS nella valutazione dei rischi ci sono aziende che sembrano condurre una continua battaglia contro gli organi di vigilanza e i lavoratori che mettono in discussione i giudizi dei propri medici competenti aziendali.

 

RICORSI AVVERSI AI GIUDIZI DEI MEDICI COMPETENTI:

LA LEGGE E’ CHIARA, MA C’E’ CHI NON LA RISPETTA

 Come sapete l’art. 41 del D.Lgvo 81/08 prevede al comma 9, che il lavoratore possa entro trenta giorni dal ricevimento del giudizio d’idoneità lavorativa presentare ricorso avverso al giudizio del medico competente all’ASL competente.
Nella maggioranza dei casi i ricorsi avversi al giudizio del medico competente hanno come esito la modifica del giudizio del medico stesso.

E per la nostra esperienza le prescrizioni indicate dalla commissione medica dell’ASL sono poi rispettate dall’azienda da cui dipende il lavoratore.
Ci sono invece aziende che anche in presenza di giudizi d’idoneità lavorativa riformati, sembrano ingaggiare un braccio di ferro con gli organi di vigilanza e i lavoratori per affermare l’insindacabilità dei propri giudizi.

Due esempi:

1) Lavoratrice ricorre all’ASL in quanto giudica il giudizio del medico competente non sufficiente a tutelare la propria salute. La commissione medica dell’ASL modifica il giudizio del medico competente e definisce la lavoratrice: idonea alla mansione con turno mattutino fisso.

L’azienda si rifiuta di applicare il giudizio espresso dall’ASL e dispone che la lavoratrice spezzi l’orario di lavoro effettuandolo dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15 alle 17.15. Allungando così la giornata lavorativa della dipendente.

2) Una lavoratrice ricorre contro il giudizio del medico competente. Anche in questo caso un ASL (diversa da quella precedente) modifica il giudizio del medico competente e nel confermare idoneità alla mansione dispone come prescrizione che dopo due ore in piedi la lavoratrice possa essere applicata ad attività seduta per mezzora. La commissione indica poi la necessità di fornire calzature antinfortunistiche adeguate alle patologie della dipendente.

Bastava, quindi, alternare la posizione in piedi a quella della cassa, e disporre visita da ortopedico per fornitura di calzature idonee per ottemperare al giudizio della commissione dell’ASL. Invece l’azienda ignora obbligo di cui all’art. 76 comma 2 lettera c) “i DPI devono tener conto delle esigenze ergonomiche e di salute di ciascun lavoratore” e dispone che la lavoratrice spezzi il proprio orario di lavoro nel seguente modo:
  *   1° giorno mattino dalle 10 alle 12 e poi dalle 12.30 alle 14.30 pomeriggio dalle 18.00 alle 20 e dalle 2030 alle 21.30;
  *   2° giorno mattina dalle 10 alle 12 e dalle 12.30 alle 14.30 pomeriggio dalle 17 alle 19 e dalle 19.30 alle 21.30;
  *   3° mattina dalle 9 alle 11 e dalle 11.30 alle 13.30 pomeriggio dalle 17 alle 19.00 e dalle 19.30 alle 20,30.

Anche in questo caso si procede ad allungare l’orario di lavoro della dipendente.

In entrambi i casi il mancato rispetto delle prescrizioni della commissione medica dell’ASL comporta un peggioramento delle condizioni fisiche e non solo delle lavoratrici che non avevano fatto altro che legittimamente avvalersi di quello che la legge prevede, ovvero far ricorso avverso nei confronti dei giudizi del medico competente dell’azienda.

Chiaro è, per tornare all’art.2087 del codice civile, che ci troviamo di fronte alla non volontà di tutela “dell’integrità fisica e morale del prestatore d’opera” da parte del datore di lavoro.

Pensiamo che così come le ASL facciano indagini mirate sui particolari settori e/o particolari rischi dovrebbero verificare se si tratti di casi isolati, oppure ci sia un disegno preciso finalizzato a evitare che i lavoratori, impauriti da comportamenti aziendali come quelli descritti, rinuncino a presentare ricorsi avversi nei confronti dei giudizi dei medici competenti.

                   
Cordiali saluti
      
Giorgio Ortolani


allegati:

slide su riunione periodica (sul sito trovate tutta la documentazione dell'incontro del 29 giugno);

 

La consultazione del RLS nella Valutazione del rischio Stress. Linee di Indirizzo Regione lombardia 2016
La consultazione del RLS nella Valutazio
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7^ assemblea regionale della Filcams-CGIL Lombardia

su salute e sicurezza.


Qui trovate video  e slide presentate dai nostri ospiti; Dr. Battista Magna, Dr. Angelo Manenti, Dr.ssa Claudia Toso

 



  

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