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SENTENZE SALUTE E SICUREZZA

Sentenza della Cassazione_31-05-2016_Obbligo sorveglianza sanitaria
Sentenza della Cassazione_31-05-2016_Obb
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La sorveglianza sanitaria_Commento del Dr. Barbieri sulla sentenza della Corte di Cassazione_31-05-2015
La sorveglianza sanitaria_Commento del D
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Cassazione Penale, Sez. 4, 03 marzo 2016, n. 8872 - Movimentazione manuale dei carichi e lombalgia del lavoratore. Responsabilità di un preposto
Cassazione Penale, Sez. 4, 03 marzo 2016
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Articolo Punto Sicuro su preposto
Cassazione Penale, Sez. 4, 03 marzo 2016, n. 8872 - Movimentazione manuale dei carichi e lombalgia del lavoratore. Responsabilità di un preposto
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Sentenza Cassazione Civile, Sez. Lav., 19 gennaio 2016, su non esecuzione prestazione lavorativa in caso di pericolo
La violazione dell'obbligo ex art. 2087 c.c. legittima i lavoratori a non eseguire la prestazione conservando il diritto alla retribuzione
Sentenza Cassazione Civile, Sez. Lav., 1
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Responsabilità del datore di lavoro cass. n 46979, 26 novembre 2015
... È bene, in ogni caso, ricordare che, in tema di infortuni sul lavoro, non occorre, per configurare la responsabilità del datore, che sia integrata la violazione di specifiche norme dettate per la prevenzione degli infortuni stessi, essendo sufficiente che l'evento dannoso si verifichi a causa dell'omessa adozione di quelle misure ed accorgimenti imposti all'imprenditore dall'art. 2087 cod. civ. ai fini della più efficace tutela
dell'integrità fisica del lavoratore con la conseguenza che ricadono sul datore di lavoro, che abbia omesso di adottare tali misure ed accorgimenti, anche quei rischi derivanti da cadute accidentali, stanchezza, disattenzione o malori comunque inerenti al tipo di attività che il lavoratore sta volgendo.
Responsabilità del datore di lavoro cass
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Corte di Cassazione-Sentenza 15 ottobre 2015, n. 41486
Sicurezza sul lavoro - Lesioni colpose aggravate - Omissione delle misure per la prevenzione degli infortuni sul lavoro - Prassi aziendale - Mancata codificazione delle norme - Responsabilità penale
Corte di Cassazione-Sentenza 15 ottobre
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Sentenza su astensione dal lavoro a causa della temperatura. Corte di Cassazione, sez. Lavoro, 2015, n. 6631
Sentenza su astensione dal lavoro a caus
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Cassazione Civile Sent. Sez. L Num. 4757 Anno 2015 inidoneita no al licenziamento
Cassazione Civile Sent. Sez. L Num. 4757
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Sentenza di reintegro a seguito visita per sorveglianza sanitaria - 09 gennaio 2015
Sentenza di reintegro a seguito visita p
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Sentenza di reintegro grazie all’art.18 di RLS-RSU della Filcams di un’azienda della GDO
Sentenza di reintegro grazie all’art.18
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Sentenza su responsabilità del datore di lavoro n. 43459 - 17.10.14
Sentenza su responsabilità del datore di
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Sentenza Cassazione n.36268 08-07-2014 Sicurezza sul lavoro responsabilità del committente e appaltante
Sentenza Cassazione n.36268 08-07-2014 S
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Cassazione Civile 09-luglio 2014, n. 15705 Pausa pranzo e discesa pericolosa di un lavoratore aggrappato ai tubi del ponteggio rischio elettivo non indennizabile
Cassazione Civile 09-luglio 2014, n. 157
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Sentenza su lavaggio DPI - 17 giugno 2014, n. 13745
Sentenza su lavaggio DPI - 17 giugno 201
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Sentenza della Cassazione Penale, 13 giugno 2014 n. 25222 - Lavoratore non adeguatamente informato sui rischi e mancanza dei dispositivi di sicurezza
Sentenza della Cassazione Penale, 13 giu
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Sentenza Cassazione Civile, Sez. Lavoro, 08 maggio 2014, n. 9945 - Morte per troppo lavoro
Sentenza Cassazione Civile, Sez. Lavoro,
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Licenziamento nullo di disabile - Sentenza Cassazione 10 aprile 2014, n. 8450
Poiche’ nella specie e’ pacifico che il licenziamento non e’ stato preceduto da un accertamento effettuato dalla Commissione che abbia valutato la definitiva impossibilita’ di reinserire il (OMISSIS) all’interno dell’azienda, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro, la pronuncia della Corte territoriale ha fatto corretta applicazione delle norme di diritto cui e’ sussumibile la fattispecie concreta.
Pertanto il ricorso deve essere rigettato.
Licenziamento nullo di disabile - Senten
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Corte Suprema di Cassazione, 2 ottobre 2013, n. 22538 - sentenza su periodo di comporto.
Corte Suprema di Cassazione, 2 ottobre 2
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Corte Suprema di Cassazione, 01 ottobre 2013, n.40605 - responsabilità di un datore di lavoro per incontri formativi brevi necessario accertamento della comprensione da parte dei lavoratori.
Corte Suprema di Cassazione 01 ottobre 2
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Rifiuto reiterato di indossare i DPI. Corte di Cassazione 5 agosto 2013, n. 18615
Rifiuto reiterato di indossare i D.P.I.
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Sentenza C 312-2011 Corte europea 04.07. 2013 - Inadempimento di uno Stato per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro
Sentenza C 312-2011 Corte europea 04.07.
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Corte Suprema di Cassazione, 25 giugno 2013, n. 27774 – sulla mancanza di scarpe antinfortunistiche durante i lavori di pulizia della mensa.
Corte Suprema di Cassazione, 25 giugno
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Articolo di Punto Sicuro 28.3.13 - Sentenza per omessa valutazione del rischio stress da lavoro ripetitivo
Milano, 28 Mar - La Cassazione Penale, con la sentenza dell’8 marzo 2013 n.11062, ha confermato la condanna di un datore di lavoro per l’infortunio occorso ad un lavoratore addetto a lavori di pulizia il quale, mentre stava salendo lungo una scala a pioli, è caduto dalla stessa riportando lesioni gravi.
Articolo di Punto Sicuro 28.3.13 - Sente
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Sentenza cassazione n.1891 del 5 novembre 2012
....... il Tribunale ha ritenuto che il comportamento dei lavoratori, che avevano marcato il cartellino di presenza, ma si erano poi rifiutati di lavorare nelle zone a rischio, coincidenti con quelle contrassegnate dalle lett. A e B, esprimesse una giustificata reazione all'altrui inadempimento ai sensi dell'art. 1460 cc, .......
Sentenza cassazione n.18921 del 5 novemb
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Corte di Cassazione – Sezione Civile - Sentenza n. 17438 del 12 ottobre 2012 - Riconosciuta la concausalità tra un uso intenso del cellulare aziendale o del cordless e le patologie tumorali
Corte di Cassazione – Sezione Civile - S
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Sentenza di reintegro per il lavoratore inabile al lavoro, 11 luglio 2012
Sentenza di reintegro per il lavoratore
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Sentenza di reintegro per il lavoratore inabile al lavoro, 2 maggio 2012
Sentenza di reintegro del tribunale di B
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Sentenza Cassazione del 2 aprile 2012 n. 5241 sulla nullità dei contratti a termine in mancanza della valutazione del rischio
Sentenza Cassazione del 2 aprile 2012 n.
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14 febbraio 2012  

 

Camionista morto sul lavoro

 

Condannata Esselunga perché ha risparmiato sulla sicurezza e questo risparmio ha causato la morte di Claudio Birolini, che il 26 ottobre 2009 è rimasto schiacciato dal camion che doveva scaricare nel supermercato in via Washington a Milano.

Per questa morte l'Esselunga ha patteggiato 223mila euro di pena pecuniaria, mentre il vicepresidente (con delega alla sicurezza) Paolo De Gennis e il responsabile della direzione logistica Aldo Botta un anno di reclusione con la condizionale, così come Filippo Capozi, il legale rappresentante dell'omonima ditta di autotrasporti per il quale lavorava la vittima.
Le pene concordate con il pubblico ministero Francesca Celle tengono conto del risarcimento versato da Esselunga e Capozi in via stragiudiziale ai familiari della vittima, che hanno ritirato la loro costituzione come parti civili.

I patteggiamenti sono stati accolti dal giudice per l'udienza preliminare Andrea Ghinetti, che ha inoltre rinviato a giudizio altri quattro dirigenti Esselunga.

Rigettata, la richiesta presentata dalla Cgil di costituirsi parte civile in qualità di sindacato che tutela i lavoratori.

 

 

Sentenza reintegro Milano 24 gennaio 2012 Sent. n. 14165
Sentenza reintegro Milano 24 gennaio 201
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Sentenza reintegro Verona 24 giugno 2011 Sent. n.450
Sentenza reintegro Verona 24 giugno 2011
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Cassazione - Differenza di responsabilità delle figure della sicurezza - tratto da Punto Sicuro di lunedì 03 ottobre 2011
Cassazione - Differenza di responsabilit
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Cassazione Penale, Sez. 4, 29 settembre 2011, n. 35412
Responsabilità del Presidente della cooperativa P. Service (S.P.) e del legale rappresentante della società D. spa (F.A.) (legati da un contratto di fornitura di servizi) per la morte di un lavoratore dipendente della P. Service.
L'addebito consiste, quanto al primo imputato, nell'aver omesso di verificare che le aparecchiature (carrello elevatore), utilizzate dal proprio dipendente anche presso terzi e l'ambiente di lavoro nel quale lo stesso dipendente operava fossero conformi alle vigenti normative in materia di sicurezza, quanto al secondo, avente l'obbligo della cooperazione con il primo ai sensi del D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 7, nell'aver omesso di predisporre tutte le cautele per la sicurezza sul lavoro, omettendo di
svolgere un'accurata valutazione dei rischi e consentendo l'uso di un carrello non a norma di legge e privo di dispositivi di sicurezza, omettendo anche la necessaria segnaletica di ostacoli e di pericolo.
Cassazione Penale, Sez. 4, 29 settembre
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RIDOTTE LE PENE IN APPELLO PER LA TYSSEN

 

  La Corte d'assise d'appello del tribunale di Torino ha deciso che non ci fu dolo e, riformando la sentenza di primo grado, ha condannato l'ex A.D. della multinazionale dell'acciaio Harald Espenhahn a dieci anni per la morte dei sette operai che lavoravano alla linea 5 la notte del 6 dicembre 2007.

In primo grado era stato condannato a sedici anni e sei mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. Era stata la prima condanna per omicidio volontario in Italia nei confronti di un imprenditore. Oggi non è più così.

Il giudice d'appello ha inflitto condanne per omicidio colposo. Ma senza dolo. Pene fino a nove anni sono state inflitte agli altri cinque dirigenti.

Per p.m. Raffaele Guariniello: "Al di là del riconoscimento del dolo resta una sentenza storica: quello che conta è che mai in Italia o nel mondo sono state date pene così alte per degli infortuni sul lavoro". "E' vero - ha aggiunto Guariniello - l'aspetto storico legato al dolo eventuale è venuto meno. Noi comunque porteremo avanti questa tesi". Guariniello tiene a sottolineare che in questa materia "non è mai stata erogata una pena così alta. E' un messaggio dato a tutti i giudici e anche ai datori di lavoro. E' stata riconosciuta la necessità di fare prevenzione - ha concluso - ed è comunque un grande messaggio dato alle imprese".

 

SENTENZA ETERNIT
Motivazioni e commento a cura di Anna Guardavilla
SENTENZA ETERNIT Motivazioni e commento
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Sentenza ETERNIT,

 

16 anni a 2 Manager ritenuti colpevoli:

- il magnate svizzero Schidheiny e

il noto barone belga De Cartier

- video-parere del

PM Raffaele Guariniello

 

Sono state depositate le 500 pagine (circa) con le motivazioni della sentenza del processo Thyssenkrupp, del 14 aprile 2011 e depositata il 14 novembre 2011, relativo alla morte di sette operai avvenuta nella notte del 6 dicembre 2007. La sentenza ha condannato l'amministratore delegato Herald Espenhahn a 16 anni di reclusione per omicidio volontario e altri 5 dirigenti.

 
Testo Sentenza Thyssenkrupp
Testo Sentenza Thyssen.pdf
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16 aprile 2011 

Sentenza di condanna per il rogo Thyssen Krupp

La Corte d’Assise di Torino ha condannato a: 16 anni e mezzo per omicidio volontario l’amministratore delegato della Thyssen Krupp Harald Espenhahn; 13 anni e 6 mesi a Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento torinese, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, mentre per un altro dirigente, Daniele Moroni, la pena è di 10 anni e 10 mesi.

 

Per i familiari dei sette operai morti la notte del 6 dicembre 2007, a causa di un incendio sulla linea cinque delle acciaierie Thyssen Krupp di Torino, è arrivato il giorno della sentenza.

“ È una svolta epocale, non era mai successo che per una vicenda del lavoro fosse riconosciuto il dolo eventuale” ha dichiarato il pm Raffaele Guariniello al termine della lettura di sentenza, aggiungendo: “Diciamo che una condanna non è mai una vittoria, né una festa, però questa condanna può significare molto per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

 

Processo Thyssenkrupp - Sentenza epocale e monito per tutti i vertici aziendali - Di Rolando Dubini Avvocato in Milano, riproduzione libera
Processo Thyssenkrupp - Sentenza epocale
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Processo Thyssen Krupp - Sentenza Epocale di Rolando Dubini, Avvocato di Milano, pubblicato sul sito dell'Associazione Ambiente e Lavoro -16 aprile 2011
Processo Thyssen Krupp - Sentenza Epocal
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Cassazione IV Sezione Penale – n° 5013 del 10 febbraio 2011 - Il datore di lavoro, così come il dirigente, deve controllare anche il preposto, nell'esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli.
Riprendendo un principio ormai consolidato la Corte afferma che, il datore di lavoro, così come il dirigente, deve controllare anche il preposto, nell'esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, si attenga alle disposizioni di legge e a quelle, eventualmente in aggiunta, impartitegli.
Ne consegue che, qualora nell'esercizio dell'attività lavorativa sul posto di lavoro s’instauri, con il consenso del preposto, una prassi contra legem, foriera di pericoli per gli addetti il datore di lavoro o il dirigente, ove infortunio si verifichi, non può utilmente scagionarsi assumendo di non essere stato a conoscenza della illegittima prassi, per la mancata inosservanza al dovere di vigilare sul comportamento del preposto, da lui delegato a far rispettare le norme antinfortunistiche".
Cassazione IV Sezione Penale – n° 5013 d
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T.A.R. Toscana, Sez. II - 4 febbraio 2011, n. 233
L'organo di vigilanza può prescrivere che, anche nei lavori continuativi, il datore di lavoro dia modo ai dipendenti di lavorare stando a sedere, ogni qualvolta ciò non pregiudichi la normale esecuzione del lavoro. Tale previsione va raccordata con gli artt. 63 e 64 del medesimo D.Lgs. n. 81/08, che rinviano all’Allegato IV per la specificazione dei requisiti di salute e sicurezza cui i luoghi di lavoro debbono essere conformi ed ai quali il datore di lavoro è tenuto a provvedere, nonché all’art. 15 co. 1 lett. d), che annovera, fra le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, il rispetto dei principi ergonomici nell'organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo.
Sentenza TAR Toscana n. 233 - 4 febbraio
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Estratto Ricorso, Oviesse, lavoro in piedi
Poiché, si asserisce, lo svolgimento delle mansioni delle addette alle casse sarebbero svolte sempre in posizione in piedi in condizioni di scarso o assente movimento, ne discenderebbe, coseguenzialmente, la prescrizione che lo svolgimento della prestazione lavorativa da parte delle operatrici addette alle casse debba necessariamente avvenire in posizione seduta ….
Ricorso Oviesse .pdf
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Cassazione sentenza del 31 gennaio 2011 n.2135 -- Il tempo per indossare i DPI va retribuito
Cassazione sentenza del 31 gennaio 2010
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Cassazione il tempo necessario per indossare i DPI va retribuito. Sintesi della Dr.ssa Anna Guardavilla
Con la sentenza n. 2135 del 31 gennaio 2011 la Cassazione Civile ha stabilito che il tempo occorrente per indossare i dispositivi di protezione individuale, quali nella fattispecie la divisa, il casco e le scarpe antinfortunistiche (c.d. "tempo-tuta"), deve essere retribuito.
Cassazione il tempo necessario per indos
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Sentenza di Cassazione Sezione lavoro n.1072 del 18 gennaio 2011- risarcimento danno biologico
La Cassazione ha riconosciuto alla madre di un lavoratore deceduto dopo quattro giorni da un infortunio sul lavoro, la percentuale del 100% del danno biologico terminale per l'intensità delle sofferenze provate dalla vittima che ha percepito lucidamente l'approssimarsi della morte.
Con riferimento alle domande accolte dalla corte territoriale di risarcimento del danno esistenziale per perdita del rapporto parentale e del danno morale invocati dalla madre di un lavoratore deceduto dopo quattro giorni da un infortunio sul lavoro, mentre ha negato il danno esistenziale (in quanto duplicazione del danno morale proprio già riconosciuto) ed il danno morale (in quanto duplicazione del danno biologico richiesto allo stesso titolo), ha confermato il riconoscimento nella misura del 100% del danno biologico terminale jure successionis, considerando, più che il lasso temporale tra l'infortunio e la morte, l'intensità delle sofferenze provate dalla vittima dell'illecito.
Sentenza Cassazione lavoro 1072-2011- ri
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Sentenza di Cassazione Sezione Lavoro n. 22561 del 5 novembre 2010
OVE SIA STATO INDENNIZZATO DALL'INAIL, IL LAVORATORE CHE ABBIA SUBITO UN INFORTUNIO PUO' CHIEDERE ALL'AZIENDA SOLO IL RISARCIMENTO DEL DANNO NON PATRIMONIALE
La responsabilità del datore di lavoro in materia di infortuni è fondata sul disposto dell'art. 2087 c.c. in base al quale l'imprenditore è tenuto ad adottare, nell'esercizio dell'impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro; la norma suddetta impone pertanto al datore di lavoro un obbligo generale di diligenza; nel sistema della tutela delle condizioni di lavoro prevista dal legislatore, la disposizione di cui all'art. 2087 cod. civ. ha una funzione integratrice della normativa che prevede le singole misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro, ponendo a carico del datore di lavoro un obbligo generale di garanzia delle condizioni di sicurezza del lavoro.
Cassazione Sezione Lavoro n. 22561.pdf
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Sentenza-Cassazione-Montefibre-38991-2010-Note-Dubini
La Cassazione con Sentenza n. 38991 4 novembre 2010 ha condannato l'intero consiglio di amministrazione.

La Sentenza n. 38991 del 4 novembre 2010 ha condannato l'intero consiglio di amministrazione a rispondene in caso di gravi inadempienze sulla sicurezza (nel caso esposizione alle polveri di amianto). La Cassazione ha confermato le condanne dei membri del CdA e del direttore dello stabilimento indipendentemente dalle conoscenze del tempo. Inoltre ha dichiarato legittimo chiedere i danni morali da parte delle associazioni dei lavoratori

La Cassazione ha confermato le condanne dei membri del CdA e del direttore dello stabilimento indipendentemente dalle conoscenze del tempo.

Inoltre ha dichiarato legittimo chiedere i danni morali da parte delle associazioni dei lavoratori.

Sul tema pubblichiamo

- note dell'Avv. Rolando Dubini
- il testo della Sentenza n. 38991
Sentenza-Cassazione-Montefibre-38991-201
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Sentenza del 26 ottobre 2010 Tribunale di Novara – Responsabilità amministrativa degli enti per l’infortunio mortale occorso ad un lavoratore
Applicazione del D.Lgs. 231/01 agli infortuni sul lavoro Applicato a due società operanti in un Centro Interportuale Merci il regime della responsabilità amministrativa degli enti per un infortunio mortale. Alla base gravi violazioni in materia di valutazione dei rischi e appalti. Di A. Guardavilla.
Articolo di Punto Sicuro - Sentenza del
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Il servizio di prevenzione e protezione non esclude la responsabilità del datore
 

La decisione della Cassazione penale

Con la sentenza n. 31357 del 26 agosto 2010, la V sezione penale della Cassazione, ha affermato che la designazione del responsabilità del servizio di prevenzione e protezione non esclude in alcun modo la responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio, atteso che la stessa non è equivalente a una delega delle funzioni finalizzata all'esenzione dell'imprenditore da responsabilità per violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.

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Cassazione Penale, Sez. IV, 14 luglio 2010, n. 27356 - Delega di funzioni
Con la sentenza n. 27356 del 14 luglio 2010, emessa dalla IV° sezione penale, la Cassazione ha inoltre affermato che la designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l’esecuzione dei lavori non esula il committente o il responsabile dei lavori dal verificare, con opportune azioni di coordinamento e controllo, l’applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento.
Cassazione Penale, Sez. IV, 14 luglio 20
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Indumenti di lavoro DPI e lavaggi Cassazione Civile, sez. Lavoro, 23 giugno 2010, n. 15202
Cassazione Civile, sez. Lavoro, 23 giugno 2010, n. 15202 - Indumenti (di lavoro)ad alta visibilità: DPI e lavaggio
Indumenti di lavoro DPI e lavaggi Cassa
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Cassazione n. 18573-2007 Lavaggio indumenti di lavoro
Con sentenza n. 18573/2007, la Corte di Cassazione ha affermato che è nulla la clausola del contratto collettivo che pone a carico dei lavoratori addetti al ritiro dei rifiuti solidi urbani il costo della pulizia degli indumenti di protezione forniti dall'azienda. Il lavaggio domestico degli abiti da lavoro, infatti, può comportare pericoli per la salute dei familiari e non è idoneo alla disinfezione dei capi con la conseguenze che il datore di lavoro deve essere condannato anche al risarcimento.
Sentenza Cassazione n. 18573-2007 Lavagg
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Cassazione Sezione Lavoro n. 22929

del 14 novembre 2005

 

E’ nulla la norma di un contratto collettivo che ponga a carico dei lavoratori la pulizia degli abiti di lavoro.

L’idoneità degli indumenti di protezione che il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori – a norma dell’art. 379 del d. P.R. n. 547 del 1955 fino alla data di entrata in vigore del d.lg. n. 626 del 1994 e ai sensi degli art. 40, 43, commi 3 e 4, di tale decreto, per il periodo successivo – deve sussistere non solo nel momento della consegna degli indumenti stessi, ma anche durante l’intero periodo di esecuzione della prestazione lavorativa. Le norme suindicate, infatti, finalizzate alla tutela della salute quale oggetto di autonomo diritto primario assoluto, nella concreta fattispecie, è quello di prevenire l’insorgenza e il diffondersi d’infezioni. Ne consegue che, essendo il lavaggio indispensabile per mantenere gli indumenti in stato di efficienza, esso non può non essere a carico del datore di lavoro, quale destinatario dell’obbligo previsto dalle citate disposizioni. I lavoratori hanno diritto al risarcimento del danno per l’inadempienza dell’azienda all’obbligo di provvedere alla pulizia degli abiti da lavoro.

 

Tribunale Ordinario di Milano Sentenza 7273-2010 consegna DVR
La Sezione Lavoro del Tribunale di Milano, in data 29 Gennaio 2010, ha emanato una sentenza, n. 7273, molto importante, perché ha sancito che il datore di lavoro su richiesta del RLS deve consegnare il DVR nella forma richiesta, sia essa cartacea o su supporto informatico.
Il caso di specie riguardava il ricorso avverso un decreto ingiuntivo opposto ad un supermercato obbligato a consegnare immediatamente al RLS il documento di valutazione rischi in forma cartacea relativo al punto vendita.
Tribunale Ordinario di Milano Sentenza 7
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Rinascente, sentenza TAR della Toscana, 5 marzo 2009, su sgabelli-seduta casse postazione di lavoro
Così deciso in Firenze, 5 marzo 2009
Rinascente, sentenza TAR Toscana su sgab
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Cade il modello McDonald’s - Corte d'Appello di Catanzaro, sentenza tribunale II sezione penale (n.169/2006) aprile 2006,
Corte d'Appello di Catanzaro, sentenza tribunale aprile 2006, II sezione penale (n.169/2006, presidente Baudi)McDonald’s non sarebbe in regola con le norme sulla sicurezza del lavoro. L'eccessiva confusione di competenze tra i dipendenti non ha convinto i giudici.

Sicurezza a rischio per chi lavora in un McDonald's. L’ha stabilito la Corte d'Appello di Catanzaro, II sezione penale (n.169/2006, presidente Baudi) confermando la pronuncia di primo grado del tribunale di Cosenza. Nei McDonald’s sparsi nel mondo l'articolazione dei dipendenti è analoga: al vertice un manager, capo e responsabile; al di sotto i crew, ragazzi che fanno tutti tutto, dagli scontrini alla cassa alla preparazione dei cibi, al filtraggio dell'olio, alle pulizie.

Non c'è specializzazione né differenziazione un modello che ai giudici non è piaciuto, tanto da ravvisare motivi per riconoscere la responsabilità penale del gestore del McDonald's di Rende (Cs) .............
McDonald's non a norma Lg. 626.pdf
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